
venerdì 28 luglio 2023

sabato 23 ottobre 2021
Riflessioni sulla libertà
In questi giorni mentre Puzzer viene elevato a eroe da quasi tutti noi difensori della Costituzione, ci sono alcune voci critiche nei confronti del suo operato. Come quella di Ugo Rossi, neo eletto consigliere a Trieste, di M3V.
E così vedo persone a me vicine, o sconosciute, che stanno difendendo a spada tratta Puzzer, portuale, così come io avrei difeso Grillo, comico, quando cominciava le sue battaglie politiche contro il Sistema.
Ascoltando un'intervista di Ugo Rossi da Mazzucco Live, devo dire che qualche dubbio lo fa venire. Però... non importa se abbia ragione o torto. Ripeto: non importa se Rossi ha ragione o torto su Puzzer.
Il punto è un altro.
Quel che voglio dire, avendo ancora nelle spalle la ferita sanguinante del Mo-Vi-Mento 5 Stalle (accanto ad altre ferite storiche, comunisti, Sinistra, Verdi, sindacati, eccetera) è che per questi motivi, pur partecipando ad alcune iniziative, pur essendo spesso un attivista e rare volte anche un trascinatore, agisco comunque relativamente, evitando di fare ciò che non sento realmente mio, controllando le mie emozioni, a differenza di ciò che ho fatto in passato.
O almeno ci provo, il 18 ottobre, quando hanno represso con violenza i manifestanti a Trieste, ho passato una intera giornata a star male per quello che vedevo e provavo, attaccato ai social in maniera ossessiva in attesa di chissà che cosa...
Dopo qualche giorno, servito a riprendermi, ho deciso che devo salvaguardare prima di tutto me stesso, ed il mio equilibrio in ogni ambito, partecipando solo a quello che scelgo, non a quello che gli altri fanno.
Per questo posso sembrare poco affidabile o incoerente, non mi importa. Al momento non esiste nessun motivo per cui modificherei la mia vita più di tanto. L’ho già stravolta e mi sono fatto male da solo molte volte, anche coinvolgendo altre persone, per cui non ho proprio bisogno di aiuto esterno.
Altresì non giudico o condanno nessuno se fa qualcosa o non lo fa, che sia il vaccino, una manifestazione, uno sciopero, eccetera. Sarebbe come obbligare altri a pensarla come me o a fare ciò che voglio io, cioè quel che fa il Sistema.
La mia indole libertaria, che dovrebbe accomunarci, pretende di decidere sul mio corpo e sulla mia vita, pretende che io mi senta libero di fare ciò che sento in ogni ambito, e allo stesso modo di lasciare altrettanto liberi gli altri.
Perchè abbiamo visto che nella vita, e nella storia, individuale e collettiva, tutto è relativo…
A tal proposito mi è venuta in mente una frase in risposta della abusata e insensata risposta degli autoritari in tema di libertà, quando dicono:
La tua libertà finisce quando inizia quella degli altri.
La mia risposta è:
La libertà di ognuno FINISCE quando cerca di imporre la sua volontà ad altri.
Mi pare più sensato...
In memoria di Pau Dones (1966 - 2020): Dipende
martedì 6 novembre 2012
La mogliettina perfetta
C'era una coppia di sposini in cui il marito lavorava e la donna badava alla casa. Erano i tempi in cui con uno stipendio si riusciva a mantenere una famiglia, comprare una casa, crescere dei figli mandandoli a scuola e addirittura dargli un’educazione insegnandogli le buone maniere ed il rispetto dei genitori!
Così, appena sposati vivevano in una casetta che ogni tanto aveva bisogno di riparazioni... ma i soldi per andare avanti erano contati... perciò la moglie disse un giorno al marito:
-Tesoro e amoruccio mio... so che sei sempre molto stanco e per questo appena torni da lavoro ti adagi di volata sulla poltrona a vedere la tivù mentre io infilo amorevolmente le ciabatte ai tuoi piedi e chiedo cosa posso prepararti da mangiare... Ma ci sarebbe il rubinetto della lavatrice che gocciola già da due settimane... non potresti vedere di ripararlo uno di questi giorni?-
E lui rispose:
-Amore dolcissimo, luce dei miei occhi... vorrei tanto credimi, ma proprio non ne sono capace... non sono un idraulico!-
Qualche tempo dopo sempre molto gentilmente, una sera a letto prima di adempiere ai propri doveri di buona moglie nei confronti del buon marito la donna ci riprovò:
-Marituccio mio caro, oltre al rubinetto che gocciola da tre settimane, c'è la luce della cantina che si è fulminata, e quando scendo a prenderti il vino che ti piace tanto bere di sera, ci vedo a malapena e rischio di ruzzolare dalle scale... Non potresti sostituirla, amore mio?-
E lui:
-Moglie mia, fonte della mia felicità... vorrei tanto credimi, ma proprio non ne sono capace... non sono un elettricista!-
Tempo dopo, ahimè, la povera moglie dovette ancora disturbare il marito che tanto amava, mentre gli lavava i piedi come tutte le sere prima di andare a letto:
-Maritino dolcissimo... ieri la maniglia della porta della camera da letto mi è rimasta in mano, e così quando tra un po' verrà tua madre, come ogni mese a stare una settimana a lodare le mie doti culinarie senza muovere un dito nell'aiutarmi, non potremo neanche chiudere a chiave la camera, e tua madre che dorme nel soggiorno russa molto forte... Non potresti riparare almeno la porta?-
E lui ancora:
-Mogliettina mia amorevole e servizievole... credimi, lo vorrei tanto, ma io non sono un falegname!-
Sicchè qualche giorno dopo il marito, mentre era in bagno a radersi, notò che il rubinetto della lavatrice non gocciolava; andando in cantina a prendere la cera per lucidare l'auto, si accorse che la luce si accendeva, ed infine entrando in camera vide che la maniglia era al suo posto e la porta si poteva chiudere.
Quindi la sera, mentre la mogliettina si accingeva a compiere il suo dovere coniugale le chiese:
-Cara, ho visto che tutte le riparazioni di cui avevi bisogno sono state fatte. Non pensavo che fossi così brava come moglie, sono proprio orgoglioso di te, sei una mogliettina perfetta, più unica che rara... come sono lieto di poterti onorare con la mia presenza ogni giorno...-
-Veramente non sono stata io... sai, facendo due chiacchiere con il postino, quel bel ragazzo biondo e prestante che vedi ogni tanto al mattino quando vai via, ho scoperto che è bravissimo come riparatutto. Così molto gentilmente, quando ha finito il suo giro di consegne, si è fermato qui a riparare la porta, il rubinetto e la luce.-
-Incredibile, veramente una gran brava persona a fare tutto ciò senza chiedere nulla in cambio!-
-Veramente non è proprio così... alla fine gli ho chiesto cosa potevo fare per ricambiare il favore... e lui mi ha detto che potevo fargli una torta o un pompino.-
-Ah, però... Che irriverente! Da non credere... Ma domani quando passerà a prendere la torta gli farò vedere io!-
-Oh caro, non ce ne sarà bisogno. Sai, amore mio dolcissimo, luce dei miei occhi... credimi, avrei tanto voluto fargli una torta...
ma io non sono una pasticciera!-
mercoledì 13 giugno 2012
Odiare il terremoto
Noi esseri umani, odiamo il terremoto.
Non c'è evento più insopportabile e devastante psicologicamente che sentire la terra tremare e muoversi violentemente sotto i nostri piedi, ancora peggio mentre dormiamo, e diventare all'improvviso qualcosa di precario, senza punti fermi, sentirsi come cadere nel vuoto.
Lo odiamo molto di più di uragani, tempeste, piogge torrenziali, estati torride e gelidi inverni.
Ma non è solamente perché ci manca la terra sotto i piedi... c'è una ragione inconscia che smuove la nostra anima quanto il nostro corpo.
Perché il terremoto ci mette bruscamente di fronte alla nostra stupidità, alla nostra idiozia come specie animale che si crede superiore. Ci fa cadere dal piedistallo su cui ci siamo elevati.
Perché finché scaviamo montagne, cementifichiamo campagne, inquiniamo fiumi e mari, distruggiamo foreste, estinguiamo specie animali e vegetali, sterminiamo cuccioli o alleviamo crudelmente animali, insomma, mentre pratichiamo tutte quelle attività che tanto ci piacciono perché servono a schiavizzare la maggior parte dell’umanità rendendo più ricca una minima parte di essa, mentre facciamo tutto ciò, chiamandolo progresso, nessuno si accorge di niente.
Tutto tace, nulla ci svela quanto stiamo andando contro la Vita, quanto stiamo violando le regole della Natura e offendiamo chi ci ha donato la vita.
Ma il terremoto appare come un fulmine a ciel sereno...
Il terremoto mostra, con la sua immane potenza, la nostra impensabile vulnerabilità.
Il nostro essere insetti senza intelligenza, capaci di costruire tombe di mattoni e cemento che chiamiamo case e fabbriche, senza tener conto della realtà che un banale respiro o movimento della Terra possa distruggere le opere di cui siamo così orgogliosi, il castello di sabbia della nostra presunta “Civiltà”.
Perché la Terra non è una massa di roccia inerme che ruota intorno al sole, ma un pianeta vivo, che trattiamo come fosse nostro e come fossimo Dei, mentre siamo solo stupidi animali che si agitano tanto, che corrono ciecamente verso il baratro del progresso, della crescita infinita, travolgendo tutto quanto ci circonda…
Ecco perché odiamo il terremoto…
Perché non possiamo farla franca come al solito.
Perché ci mette di fronte alle nostre responsabilità, ci sveglia dal nostro quotidiano dormire, rompe le nostre dolci illusioni di grandezza, ci fa vedere quanto siamo ancora in basso nella scala evolutiva, ci riporta la nostro posto, ad una scomoda realtà…
La realtà che abbiamo ancora tanto da imparare su di noi, sulla Terra, e dagli animali che consideriamo inferiori… a cominciare dall'essere umili verso la Natura e dal capire che tutto quel che ci accade non è opera di una Natura matrigna, ma di figli sciocchi e ingrati.
Tutto quanto ci accade di male, per opera di eventi naturali più o meno straordinari, dipende solo da noi. E' colpa nostra.
La colpa di chi muore, sotto una pioggia che spazza via paesi interi e case sui letti di fiumi, o che seppellisce chi dorme nel proprio letto di casa… è solo nostra.
E' una colpa. Ed è nostra.
Ecco perché odiamo il terremoto