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sabato 15 gennaio 2011

FIAT

Fiat.... chi continuerà a guadagnarci, con o senza investimenti?

Cogliamo l'occasione del referendum, mettendo da parte i suoi effetti e ragioni, per guardare le cose da un punto di vista più distante e complessivo.

Dove sono andati a finire gli astronomici profitti della vendite della Fiat dell'ultimo secolo?Gli operai e impiegati ci hanno potuto campare e tirare avanti, magari anche comprando casa ma dovendo lavorare in due per mandare avanti famiglia, a differenza di 40 anni fa, bastava lavorasse il marito.

E gli Agnelli e gli azionisti? Il suo patrimonio alla morte può essere valutato da un minimo di 3 ad uno molto possibile di quasi 20 miliardi di euro ben occultati, basta che giriate in rete per accertarvene. E poi bisogna aggiungere i vari manager e amministratori delegati i cui profitti potete facilmente trovare: milioni di euro.

Riassumendo... da un business e come quello dell'auto in questi anni migliaia di famiglie, poche generazioni, hanno solo potuto avere un reddito decente mentre pochi eletti hanno accumulato fortune immense che noi comuni mortali non accumuleremo in centinaia di vite, e ci stanno anche litigando sopra, dopo la morte del Patriarca!

Eppure sono soldi nostri: da consumatori e clienti, da investimenti pubblici prelevati dalle nostre tasse, per di più impiegati male, perché in Cina sono presenti da anni tutti i marchi più importanti esclusa la Fiat, per la quale innovazione significa sempre la stessa cosa: ridurre il costo dei lavoratori. Senza contare i danni ambientali che il mercato e il mezzo procura che ricadono sulla collettività e che dovrebbero essere sottratti da chi ha accumulato patrimoni immensi esternalizzandoli.

Ma vi sembra un sistema economico tollerabile?
Quanto ancora vogliamo subirlo, come ingiustizia sociale?
Quanto ancora possiamo subirlo come degrado ambientale?
Che differenza c'è tra gli antichi e moderni imperi basati sulla monarchia, un dittatore e la schiavitù, e questo modello di economia malata?

Quando vogliamo pensare e costruire una società che sia fondata non sul lavoro (unica pecca della Costituzione) ma sulla solidarietà, sulla mutualità, sul rispetto della Vita e sulla Natura, senza la quale non possiamo vivere?

domenica 7 novembre 2010

La gazzella, il leone, ed altro*


Avete mai letto la storiella della gazzella e del leone?
- Ogni mattina in Africa, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, un leone si sveglia, sa che deve correre più della gazzella, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: è meglio che cominci a correre. -
Io la scoprii per caso mentre aspettavo per un colloquio di lavoro in un'azienda veneta, ma posso immaginare che sia affissa in molti luoghi dove lavorano le cosìdette “persone di successo”, che si sono “fatte da sole”, che lavorano sacrificandosi (e sacrificando altri) al dio denaro, in ogni parte del globo.
Secondo me rivela una idea della realtà distorta che ben si sposa con quella che questo modello dominante ci inculca: che bisogna lavorare affannosamente, competere, lottare, uccidere per non essere uccisi, idea affine al concetto cattolico del mondo come “valle di lacrime”.
Certamente non è un mondo tutto pace e amore e non lo sarà mai perchè i conflitti sono un meccanismo necessario all'evoluzione, ma noi non siamo né leoni né gazzelle, che comunque non passano la loro intera esistenza in corsa, perchè la Natura è molto più intelligente ed equanime nel suo operato di quanto farebbe chi ha ideato questa storiella.
Ma soprattutto noi, a differenza degli animali, abbiamo la possibilità di scegliere. La realtà è ciò che noi crediamo che sia, ciò che noi desideriamo che sia, nel senso che nell'ottica di trovare del bene o del male noi cerchiamo e troviamo, agiamo e reagiamo di conseguenza. Perciò c'è chi nella vita ha quanto vuole di bene e altri non riescono ad averlo perchè in realtà cercano e trovano solo male, problemi e sofferenza.
Da qui il fondamento del concetto di pensiero positivo, per cui scegliendo i nostri pensieri possiamo creare e avere ciò che desideriamo.
In risposta alla parabola seriosa e del “Homo capitalisticus” propongo la mia più ludica, riflettendo sul fatto che come ci sono persone che rinunciano alla vita per il lavoro ci sono persone che rinunciano (per scelta o per forza) al piacere di “altro”.
Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale... 

Eco-logi(c)a del corpo umano
Da qualche parte un uomo solo si sveglia al mattino e, dopo aver notato la solita durezza di una parte del proprio corpo pensa:
- Che cazzo! (letteralmente)
- Quanto ben di Dio (Priapo) inutilizzato...
In un altro posto una donna sola si sveglia al mattino e, dopo aver notato il solito liquido trasparente in una parte del proprio corpo pensa:
- Che gnocca! (letteralmente)
- Quanto bene della Dea (Sheela na Gig) inutilizzato...

Morale: Fate l'amore non fatela guerra (e non vivete per il lavoro). Il mondo sarà migliore e sarete più rilassati!!!

*Tutti i diritti (del cazzo) riservati. ;)

giovedì 14 ottobre 2010

DECRESCITA FELICE E POLITICA

I tentativi di agire politicamente dal basso degli ultimi anni, compresa la proposta al Movimento per la Decrescita Felice, mi hanno spinto a scrivere questo articolo che spero giri il più possibile in rete.

Sono un sostenitore della Decrescita fin dai suoi esordi e anche prima, come sicuramente tantissimi di voi che hanno semplicemente ritrovato in essa quanto già compreso e qualche volta messo in pratica autonomamente.

Sorvoliamo su cosa sia, lo sappiamo bene, anzi, lo sentiamo dentro di noi, una voce interiore ci dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, una voce che, da Pagano quale sono, non è altro che quella di Madre Terra di cui noi siamo figli e manifestazione.

Ciò di cui voglio parlare riguarda la politica che può scaturire dal movimento per la Decrescita. Comincia a delinearsi chiaramente, in ognuno di noi e in un più vasto movimento globale spontaneo (la Moltitudine inarrestabile: http://www.youtube.com/watch?v=3z9uyQ6rRNw) il baratro verso cui siamo diretti e la via d'uscita rappresentata da una nuova visione della vita, interiore e di conseguenza collettiva, di una società diversa di cui siamo portatori. Una visione che ci indica la strada giusta per raggiungere livelli di benessere collettivo, prosperità, armonia, mai raggiunti prima dalle comunità umane. Purtroppo però non si vede come sia possibile riuscire a realizzarla in maniera più efficace di quanto si possa fare in un singolo progetto locale come una Comunità, un Eco - villaggio, un Gruppo di Acquisto o un Circolo della Decrescita.

Sappiamo benissimo che dal basso la spinta al cambiamento c'è, è forte, è in continua crescita, ma il problema consiste nel farla penetrare alle alte sfere, nei luoghi di potere e decisione reali, che sappiamo tutti avere altre visioni della vita e altri intenti, progetti che comprendiamo, anche se non vengono svelati o sono camuffati dietro belle parole. Capiamo cosa vuole qualcuno da ciò che fa, non da ciò che dice. E abbiamo chiara cognizione di ciò in sintesi vuole chi ha il potere: la dominazione totale e assoluta delle masse con ogni mezzo e con l'uso della forza.
Il punto critico nel trasformare la società ai miei occhi perciò diventa il seguente.

Intuiamo che le forze di questa moltitudine se fossero unite e dirette politicamente sarebbero determinanti nell'effettuare il cambiamento radicale dall'alto. Ma abbiamo anche il timore (io ne ho la certezza) che se tutto ciò avvenisse con un modello tradizionale a struttura piramidale (creazione di un partito e concentrazioni di potere nelle mani di singoli individui), una volta raggiunti determinati risultati, si verificherà la solita decadenza morale per cui chi ha la delega a guidarci tradirà i valori che rappresenta e diventerà parte del Sistema.

Non lo dico per mancanza di fiducia in un qualunque essere umano o di chi opera in questo movimento, dagli animatori e fondatori all'ultimo dei nuovi arrivati pieni di energie e speranze. Lo dico perché l'ho letto nella storia e l'ho constatato nell’esperienza, globale e locale di partiti, associazioni e movimenti. Conosco bene, ma la conoscete anche voi, la condizione di vulnerabilità dell'animo umano: ciò che ci rende migliori, la bontà e il dispiacere per la sofferenza altrui, è anche quanto ci rende più deboli e fragili rispetto a chi è senza cuore.

Chi ha il potere ha metodi di persuasione tra i più raffinati mai concepiti e messi a disposizione del genere umano nella storia. Metodi che, uniti alla spregiudicatezza nell'uso della violenza, rendono impossibile a chiunque resistervi a meno di sacrificare la propria vita. E nessuno di noi adora gli eroi morti o le persecuzioni, perché il desiderio che ci muove è la ricerca della felicità e del benessere personali, oltre che collettivi, e chiunque preferirebbe vivere una vita discreta, perfino in schiavitù o in condizioni disumane (i campi di concentramento nazisti ne sono stati una prova), piuttosto che morire da eroe e perdere la straordinaria opportunità di godere del nostro meraviglioso viaggio in un corpo umano su questo pianeta, nonostante tutto.

Perciò a questo punto in cui abbiamo sicuramente le forze per opporci al Sistema, è importantissimo e vitale non farci mal consigliare dalla fretta, com’è accaduto al Movimento 5 Stelle, che a mio avviso non otterrà grandi risultati perché è una “comunità virtuale” la cui “comune-unità” viene da fuori, dall'esterno, per reazione, e quindi comprende una eterogeneità di persone e visioni che rende impossibile un linguaggio comune profondo ed una reale unità. Ben diverso è quanto accade nella Decrescita (e nei movimenti spontanei della “Moltitudine inarrestabile”) la cui “comune-unità” viene dalla consapevolezza interiore di ogni persona, che successivamente cerca altri individui con cui unirsi per trarne, e offrire, forza.

Per cui, mai come adesso, piuttosto che sbagliare è meglio non agire, aspettare, pur soffrendo per quanto vediamo e subiamo intorno a noi. Piuttosto che bruciare la straordinaria occasione che abbiamo in questo periodo storico, è meglio continuare a lavorare culturalmente.

Meglio partire in ritardo nella giusta direzione che partire subito in quella sbagliata. Meglio usare le risorse che usa la permacultura, applicandola in politica e nella società: intelligenza, osservazione, progettazione, sperimentazione. E come ho scoperto da poco, più importante del trovare una risposta è porsi la domanda giusta, atteggiamento a cui non siamo culturalmente preparati anche perché l'emotività e la paura ci spingono a trovare soluzioni immediate per placare l'ansia.

Perciò, come per un problema matematico o un quesito scientifico, invito tutti a porvi la domanda: “Come si può strutturare un sistema di rappresentanza politica con sistemi di autoregolazione? Un sistema che abbia degli strumenti di autocontrollo che impediscano ad ogni sua cellula di degenerare o infettarsi e minare gli scopi per cui esiste?”

Intanto continuiamo a studiare, supportare e valorizzare quelle piccole realtà che simulano società in scala ridotta, per poi applicarne i risultati positivi in scala più ampia... sta già accadendo: ogni Eco - villaggio o Comunità lo sta facendo, inconsapevolmente.

Questo è quanto volevo comunicare nella speranza di essere utile nel processo che ci vede coinvolti. Non ho la presunzione di offrire soluzioni miracolose. Personalmente intendo dedicarmi alla divulgazione dei modelli culturali scoperti da Riane Eisler (Il Calice e la Spada) che individuo chiaramente agire nelle società: quello di dominazione, attualmente imperante, e quello mutuale, che desideriamo come risultato della trasformazione sociale noi della “Moltitudine”.

Se mettete da parte le apparenze esteriori e di forma (colore politico e di pelle, ricchezza e proprietà, ideologie, religioni, ecc) vedrete in ogni struttura sociale, dalla coppia alle nazioni, e in ogni azione individuale la sostanza di uno di questi due modelli, che altro non sono che manifestazioni estese della dualità e polarità dell'esistente: yin e yang, maschile e femminile, notte e giorno, vita e morte, ecc.
Altresì, oltre alla comprensione e studio dei due modelli, desidero anche offrire modalità concrete di sperimentazione del modello gilanico e mutuale in un'ottica di lavoro in rete con quanto già esiste. Chi comprende quanto descritto e si ritrova in ciò che desidero costruire può contattarmi.

Spero di avervi offerto un messaggio di speranza, affinché quel meraviglioso processo chiamato Vita possa guidarci verso la strada della evoluzione e del progresso, umano e terrestre.
Un augurio e saluto d’amore, a tutti voi: fratelli e sorelle, a Madre Terra e Padre Celeste

Germano Caputo Licastro
nodo.decrescita.modena(@)gmail.com

giovedì 22 aprile 2010

CRISI: domande per trovare soluzioni

Mentre i nostri politici litigano, tanto sono lautamente pagati e godono di privilegi e pensioni garantite dopo due anni di legislatura, l’Italia è divisa in chi ha poco o nulla, chi ha abbastanza (entrambi destinati ad avere sempre meno) e una minoranza di eletti che ha già troppo e continuerà ad arricchirsi oltre ogni misura. Vi sono poi una miriade di ulteriori divisioni: di genere, di sessualità, religione, colore, regione, partito, ecc.

Si delinea un fosco futuro per la stragrande maggioranza di noi. Arriva la guerra dei poveri, la lotta per la sopravvivenza, la legge dei più forte, come hanno fatto in modo che sia i nostri politici, tutti.

Ciò che vorrei fosse chiaro è che questa crisi, con i suoi effetti, è una fase di transizione voluta, calcolata, strutturale, ricorrente di questo modello economico e di sviluppo.

E questo modello, a sua volta, è la conseguenza sociale di un paradigma culturale che tutti noi adottiamo; in parte coscientemente, in parte indotto dai media e dal sistema, da quelle persone che realmente hanno potere nel mondo, che non sono politici o cittadini comuni, ma una ristretta cerchia di eletti che possiedono la quasi totalità del denaro, reale e virtuale, circolante nel mondo.

Grazie a questa fase di recessione il loro potere aumenterà esponenzialmente, i nostri diritti e conquiste civili diminuiranno, i beni pubblici, le terre, il pianeta stesso e persino la vita (brevettabile) e tutto ciò che è bene comune o per il bene comune, diventerà proprietà privata.
Una ristretta cerchia di persone diventerà, a breve, padrona del mondo, letteralmente e legalmente.
Questo è la nuda realtà. Per quanto sia dura, triste, scomoda, non è ignorandola che ognuno di noi può sentirsi meglio o al sicuro dal subirne le conseguenze.
Ma io non scrivo per offrire soluzioni, bensì per sollecitare a porvi delle domande, di cui potrei anche conoscere le risposte, che però non hanno valore se mostrate, ognuno deve trovarle da sè.
Chi sono le persone che davvero hanno potere nel mondo, che decidono della nostra vita e sulla nostra pelle?Qual è il loro paradigma culturale?
Come vedono il mondo e chi ci abita?E perché agiscono in questo modo, perché sono così desiderose di denaro e potere?

Queste sono domande importanti. Ma ve ne sono altre. Bisogna capire qual'è il problema, non cercare il colpevole.

Chi siamo noi, come individui, cittadini e umanità intera?
Quale la nostra vera storia recente e remota?
Intendo quella in cui non vengono censurate le donne che hanno contribuito quanto gli uomini alla scienza e ai progressi sociali, quella di quanti hanno compiuto opere straordinarie per amore e altruismo e non le solite sanguinose lotte di potere che insegnano a scuola.
Sono esistiti modelli sociali diversi, pacifici, solidali, rispettosi della vita, dell’ambiente, della Natura?
E come mai quelle persone che hanno il potere riescono, oltre a costringere con la forza, l’inganno, il bisogno, lo sfruttamento, anche a contagiare con la loro visione malata così tanta gente?
Addirittura a far credere alle stesse vittime del sistema che questo sistema economico, sociale, politico è il migliore dei sistemi possibili?
Come è possibile convivere in armonia nonostante le diversità, imparando ad coglierne le opportunità di crescita che offrono?
Come possiamo essere l’un l’altro amorevoli e solidali?
Dalla semplice ricerca di risposte a queste domande scaturiranno infinite possibili soluzioni ai nostri comuni problemi e alle molteplici ingiustizie e violenze che caratterizzano la visione imperante nel mondo adesso: quella dominatrice, gerarchica, competitiva, di separazione e divisione, di crescita senza fine.

La forza di chi adesso ci manipola infatti deriva dalla inconsapevolezza e ignoranza di chi siamo, di quale è il nostro immenso potere, dalla incapacità nel porsi queste domande e di trovare delle risposte.

Oltre alla ignoranza chi ci governa si ispira all’antico detto latino: “Divide et impera”. Per spezzare le catene che
ci tengono imprigionati da millenni è necessario quindi applicare esattamente l’opposto: anziché “Dividi e domina”, “Unisci e lascia liberi”.

E' il momento di ribaltare la situazione, di far emergere il nostro spirito combattivo e ribelle, di ritornare Liberi e ridare Potere alla Vita, all'Amore, a Madre Terra.
Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Germanus Caput - http://germanuscaput.blogspot.com/

mercoledì 16 dicembre 2009

Ora più che mai...

...analizzando quanto accaduto, osservando le rezioni della gente ed il rischio concreto di una forte limitazione delle libertà, capisco che i media sono la chiave del potere più di quanto noi possiamo immaginare e che vengono usati per trasmettere messaggi di tipo subliminale ed emotivo.

Chiunque, pur tra l'informazione filtrata, con la razionalità capirebbe come stanno le cose confrontando parole ed atteggiamenti dei vari personaggi.

La comunicazione emozionale è la chiave per governare le masse sia a livello nazionale che internazionale; vale anche per la farsa di Copenaghen, il terrorismo, la crisi finanziaria strutturale, le fantomatiche epidemie, l'11 settembre, ecc.
Avete mai sentito parlare di "intelligenza emotiva" (Daniel Goleman)?

Si tratta di "marketing" avanzato usato in settori diversi dalla vendita, solo gli esperti lo sanno e persino la maggioranza di noi ignora che dietro di loro (e di mister B.) c'è una equipe di prim'ordine in questo senso.

In Italia abbiamo solo una estremizzazione di ciò che avviene a livello globale, e il problema non è un Berlusconi, ma il livello culturale e la dipendenza psicologica/emozionale di una parte consistente della società, quel 15-20% circa, che basta a tenere in scacco il restante, il quale, pur essendo maggioranza contro, è diviso.

La chiave di svolta quindi siamo noi: la forza di un regime è direttamente proporzionale alla incapacità del suo popolo nell'unirsi.

Viceversa, più cresciamo individualmente nel gestire pensieri ed emozioni, più riusciamo a relazionarci costruttivamente e più possiamo collettivamente trasformare la società.

Cambia te stesso per cambiare il mondo...

venerdì 2 ottobre 2009



Democrazia della Terra, Decrescita, Economia Solidale e Gilania: o tutto o niente

Nella mia limitata esperienza di associazionismo le donne sono molto presenti e attive. In associazioni animaliste quasi la prevalenza. Nel Gruppo di Acquisto Solidale poco meno.

Però penso che gli uomini, tutti ed in qualunque contesto, più che applicare le forzate quote rosa, dovrebbero smettere di ripararsi dietro il fatto che le donne rifuggono la politica e di farsi protagoniste, e tirarle dentro a forza. Gli uomini dovrebbero chiedere loro di più e ascoltarle con attenzione, imparare dal loro modo di vedere e agire, perchè siamo due mondi diversi, ma complementari, che si integrano: senza l'uno non esisterebbe l'altro, e viceversa.

Come ha ricordato Vandana Shiva in uno dei suoi tanti interventi a Bologna, la cultura dominante opprime la Natura e gli animali come opprime la donna, c'è una grande affinità tra le donne e la Natura, la Madre Terra: entrambe sono portatrici di Vita.

Non a caso per milioni di anni l'umanità in ogni dove ha venerato la Terra come la donna perchè fertile e feconda, donatrice di vita. Statuine della Dea, di donne gravide, di ogni forma e dimensione, sono state ritrovate in tutto il mondo, e sono state venerate fino a quando la società mutuale non è stata sopraffatta da quella dominatrice, quella che adesso sta portando ovunque morte e distruzione: l'attuale paradigma culturale dominante. Questo infatti ha contaminato le società in tutte le sue componenti: ideologie politiche, religioni, modelli economici e sociali; tutti con gli stessi valori di fondo e "modus operandi" gerarchico, maschilista, autoritario. Da allora il senso di Unità con la Natura e l'Universo è stato sostituito dal messaggio di separazione e dualità divino/terreno, l'amore ed il rispetto della Vita sono stati sostituiti dall'esaltazione della forza e dall'adorazione della morte; il piacere sacro sostituito dal piacere peccaminoso, la mutualità dalla competizione, la pace dalla lotta permanente verso tutto e tutti, e così via... Lo spiega bene Riane Eisler nel libro "Il calice e la spada".

Certo, non esiste solo la donna, l'uomo ottiene successi in altri settori dove le donne non sono portate e il seme maschile feconda l'ovulo femminile... ma chi ha designato la Natura nel difficile compito di conservare la vita concepita per nove mesi, fino alla nascita?

Non sarà per questo che le donne, avendo il mestruo fin da bambine, constatando il loro potenziale creativo, sono più pacifiste e remissive? In quanto sanno più degli uomini cosa è la vita, portandola in grembo e sentendola parte di sè?

Non sarà per questo che le donne si sentono unite alla Natura mentre gli uomini sentono una separazione?

Non sarà per invidia che la metà maschile dell'umanità ha cominciato a sottomettere quella femminile e a considerarla inferiore?

Come per reazione ad un complesso d'inferiorità?

Non sarà per questo che la Chiesa ha bruciato vive e torturato milioni di donne e bambine con l'inquisizione, usurpandone gli uomini il millenario sapere di erboriste, levatrici, astrologhe? E che fino a solo quattro secoli fa considerava donne ed animali sullo stesso piano: senza anima e senza diritti?
Lo sanno tutto ciò coloro che si vantano perchè il cattolicesimo è una religione superiore all'islamismo?

Di questo olocausto di genere poco si parla, lo si nega o minimizza, come lo sterminio di ogni diverso: i nativi d'America, gli zingari e omosessuali nelle guerra mondiale, gli aborigeni in Australia e i Palestinesi ancora adesso, per dirne alcuni.

Solo che quella delle donne non è una minoranza, e questo rende la svista ancora più grave, quasi fosse una inevitabilità la discriminazione del sesso femminile. Non è così...

Natura, animali, donne sono i soggetti più sfruttati e oppressi da millenni. E se da un lato l'aggressività maschile e la sua opposizione e sfida alle forze della Natura sono necessarie per ottenere sviluppo di scienza e tecnologia, d'altro canto è necessario un bilanciamento, un equilibrio, attualmente inesistente, che le donne possono e devono apportare.

La Decrescita e l'Economia Solidale lasciano intravedere un futuro migliore per ognuno di noi, operano per un rispettoso e più equilibrato rapporto, con la Natura e gli animali. Pretendono un'economia a misura d'essere umano, rifiutando un indicatore esclusivamente monetario come il PIL, per misurare il benessere delle nazioni, sapendo che ci sono altri fattori infinitamente più importanti che producono felicità. Invocano la garanzia dei diritti essenziali, praticano già diverse forme di Democrazia Partecipata e dal basso, di Comunicazione Ecologica e gestione dei conflitti.

Ma se non sapremo, noi attori di questo staordinario cambiamento, introdurre tra i suoi valori anche il superamento della divisione di genere e nei suoi obiettivi la realizzazione di una società gilanica, allora il risultato che otterremo sarà parziale, miglioreremo si qualcosa, ma non costruiremo di un futuro davvero egualitario come protremmo invece fare.

Vi esorto a cominciare ad informarvi, autonomamente, su cosa voglia dire Gilania e cosa sono le società mutuali e matriarcali, come avete fatto per il Consumo Critico.

A capire qual'è realmente lo stato attuale delle donne, senza la passiva rassegnazione alla loro discriminazione; quale la loro importanza (censurata e falsata) nella storia e nella evoluzione dell'umanità: http://www.women.it/armonie/index_file/Page2335.htm

Ne scoprirete delle belle. Come Ippazia, scorticata viva per invidia della sua intelligenza. E come per i vestiti, le scarpe e i palloni prodotti da bambini nei paesi dove stiamo esportando il nostro modello di ""Sviluppo", il "Progresso" e la "Civiltà", vi chiederete come avete potuto fino ad ora ignorare tutto ciò, sull'altra metà dell'umanità.

Perchè non si potrà mai e poi mai creare una società giusta, equa, pacifica, se non saranno rappresentate nella giusta misura tutte le parti in causa: produttori e consumatori, cittadini e istituzioni, natura ed animali, donne e uomini (e perchè no, bambini e bambine, come insegna Alexander Neil, ne "I ragazzi felici di Summerhill").

PS: Autrici consigliate: Riane Eisler (http://www.partnershipway.org/partnership-system/foundational-concepts/what-is-partnership) e Marja Gimbutas innanzitutto. Bibliografia: http://liste.retelilliput.org/wws/arc/res/2009-09/msg00041.html

Germano Caputo Licastro
www.nododecrescitamodena.it



lunedì 28 settembre 2009

"I Decrescentisti: gli eretici del Terzo Millennio"

La religione più diffusa e imperante oggi, a differenza di quel che ognuno può credere (cristianesimo, islamismo, buddismo, ecc) è quella dello sviluppo. Ha tutte le connotazioni di una religione: è basata sulla fede, non è supportata da alcuna base scientifica, anzi è chiaramente irrazionale (perchè in un mondo finito uno sviluppo senza limiti è impossibile), pur avendo dimostrato nei secoli e ultimamente con la sua recente caduta i devastanti effetti sugli individui, nelle famiglie e nelle società, sull'ambiente, quanto sia nociva con il suo "Modus Operandi".

Nonostante ciò continua ad essere in ascesa ovunque e sia governanti, economisti, imprenditori, sindacati, forze politiche di qualunque schieramento, da sinistra a destra, centro compreso, invocano una ripresa della Crescita per uscire dalla crisi che uno sviluppo irrazionale, la cui parola d'ordine è "Crescita ovunque e sempre", fine a se stessa, ha provocato.
E' come voler spegnere il fuoco con la benzina. C'è la possibilità di far crescere qualcosa? Che siano capannoni che rimarranno vuoti, palazzi con appartamenti invenduti, inutili opere pubbliche, autodromi al lato di aree ambientali protette e su falde acquifere, estrazione di ghiaia vicino ai fiumi, depositi sotterranei di gas in zone sismiche, grandi mega complessi ospedalieri inumani e quant'altro offre la possibilità di investire enormi quantità di denaro con la scusa che creerà occupazione e farà crescere il PIL... a prescindere dalla reale utilità sociale, dall'impatto sulla Natura (che è la vera portatrice di vita e benessere) ...tutto ciò è bene, a priori, non è da mettere in discussione, e chi osa farlo è un eretico che si oppone al progresso. Il Verbo e Dio da osannare è la "Crescita".

Coloro che si rifiutano di adeguarsi praticando diversi stili di vita che diminuiscono i consumi, che autoproducono cibo come i nostri nonni, che riparano gli oggetti rotti, che si rifiutano di comprare qualcosa solo perchè è uscito l'ultimo modello o cambia la moda... tutta questa gente è considerata eretica, perchè adora il Diavolo: la Decrescita!

A pochi viene in mente che il PIL, Prodotto Interno Lordo, non misura la felicità e il benessere, come affermato nel discorso di Robert Kennedy il 18 marzo 1968. Pochi sanno, persino tra gli addetti ai lavori, che è ormai ampiamente dimostrato che la crescita economica di una nazione aldilà di certi valori non ha alcuna relazione con l'aumento del benessere e della felicità dei suoi cittadini, e finalmente lo sta riportando all'attenzione dell'Europa il presidente francese Sarkozy commissionando una ricerca specifica per un indicatore diverso.
Ancora meno risaputo è che già da decenni che alcune persone hanno avuto il coraggio di riflettere o mettere in discussione ciò che è comunemente accettato, come si chiese Newton con la mela e osò Galilei con la Chiesa. Alcune di queste persone sono
Ernst F. Schumacher, Ivan Illich, Nicholas Georgescu-Roegen, Serge Latouche, Maurizio Pallante, ed hanno portato avanti una nuova concezione e visione della vita e della società, critica dell'esistente.

Tutto ciò ha dato l'avvio ad un movimento poco visibile ma molto diffuso, persino di individui che non sanno di farne parte, ma la praticano da sempre, un popolo che segue la Decrescita, onorando i nostri nonni e antenati perchè ne riscopre le raffinate ed ecologiche tecniche costruttive, l'artigianato, la preparazione dei cibi, i valori di semplicità, sobrietà, risparmio, buon senso, convivialità.

Questa gente, da quando ha deciso di opporsi al Dio della Crescita, ha scoperto di vivere più felicemente, ha scoperto una vita in cui la ricchezza è data da ciò che i soldi non possono assolutamente comprare: piccoli cose e gesti quotidiani, soddisfazioni semplici, ma soprattutto, relazioni umane improntate all'amore, al rispetto, alla cooperazione, alla mutualità, all'eguaglianza, alla gilania, esattamente a valori opposti invocati dai seguaci del Dio Sviluppo. Costoro non fanno altro che sublimare l'egoismo e stimolare i più bassi istinti umani, in nome della competizione, del libero mercato, adoperano l'inganno, la forza (affiancata alla manipolazione mentale e dell'informazione) per arricchire oltre ogni misura pochi eletti, e proponendo come unico modo per ottenere qualunque risultato la lotta, la guerra, la distruzione; che sia per chi è diverso, chi la pensa in altro modo, o contro lo sporco, le malattie, la povertà, la guerra...
Siamo giunti al paradosso dei paradossi: usare la violenza (perfino preventiva!) per esportare la Democrazia e costruire un mondo di pace! E proclamarci portatori di qualcosa che non pratichiamo neanche nei nostri confini, portatori di "Civiltà" nei paesi "arretrati", del "cosidetto" "Terzo Mondo" affinchè finalmente si trasformino "In via di Sviluppo"...
Quando sappiamo bene che ogni guerra (e noi occidentali siamo in guerra di fatto) e ogni "joint venture", o "investimento" serve solo ad arricchire una minoranza, e ad esportare questo malato modello di società che sta uccidendo esseri umani, animali, ambiente e il pianeta stesso, come un cancro globale.
Il Verbo della religione imperante nel Terzo Millennio è il seguente:

"Il Dio è lo Sviluppo, il Bene Assoluto è la Crescita."
Di conseguenza seguaci del Diavolo sono tutti coloro che si oppongono allo Sviluppo, il Male assoluto è la Decrescita.
Noi decrescentisti quindi, siamo gli eretici del terzo millennio...



www.nododecrescitamodena.it

sabato 27 giugno 2009

Terra Madre: lo spreco invisibile.

L’altra sera ho visto finalmente Terra Madre, il film di Carlo Petrini e Ermanno Olmi. Come nello slogan di Slow Food, "Buono, pulito e giusto", in tre parole si concentrano le qualità essenziali di ciò che dovrebbe essere l’atto del mangiare, allo stesso modo nel discorso di Petrini vengono elencate le tre principali caratteristiche visibili della globalizzazione: "Velocità, abbondanza, spreco".
Questi modi di percepire e usare le cose hanno ormai invaso la nostra esistenza in ogni settore. Nel mondo del lavoro, della produzione come del consumo; nella nostra vita privata e pubblica: a scuola, nel tempo libero, nel mangiare, nel fare la spesa… tutto deve essere fatto velocemente, è obbligatorio trovare abbondanza e riportarla nelle nostre case. Conseguenza logica di questi due principi è lo spreco, perché merci sovrabbondanti a prezzi irrisori rendono lo spreco appetibile e fisiologico.
Ma vi è un altro spreco su cui vorrei portare la vostra attenzione. Meno visibile, inconsapevole, ma che colpisce quasi tutti, che viviamo quotidianamente: quello delle nostre esistenze, delle nostre energie, fisiche e emotive, dei nostri talenti e delle nostre potenzialità.
Milioni di persone lavorano senza motivazione, solo perché è indispensabile per sopravvivere, più o meno bene, e non essere emarginati dalla società. Milioni di persone, giovani, anziani, diversamente abili, passano il loro tempo facendo cose banali, meccaniche, studiano in scuole che sono gabbie mentali, che istruiscono e demotivano anziché insegnare ed ducare, oppure da disoccupati o da inattivi, come in pensione, cadono nella depressione più o meno manifesta.
Abbiamo piccole aziende e imprese che vorrebbero investire o avrebbero bisogno di aiuto ma non possono sostenere i costi di un dipendente (soprattutto nell'agricoltura) da una parte; milioni di disoccupati che vorrebbero tanto lavorare dall’altra.
In mezzo uno Stato che con i costi del suo non-funzionamento e la sua propensione a finanziare grandi investimenti, grandi industrie e banche non solo rende impossibile l’incontro tra i mondi dei lavoratori e dei datori di lavoro, ma li ostacola con una giungla burocratica (ambigua) e una tassazione ingiusta e pesante.
Da questo spreco sociale derivano comportamenti deviati, anormali; verso il nichilismo, verso la violenza insensata, le azioni folli o di disperazione di cui la cronaca riporta ogni giorno qualche storia.
Quanto talento, quante energie, quanta creatività sprecata e violata nelle nostri paesi democratici e civili…
Un altro spreco di cui ormai non vediamo più l’insensatezza è la perversa concentrazione di risorse naturali, materiali o finanziarie di proprietà di pochi, utilizzate per aumentare profitti già smisurati anzichè per soddisfare le necessità di tanti. L’accettazione della proprietà privata oltre i limiti del buon senso e la concentrazione della ricchezza sono tra le cause del cancro della nostra società, oltre alla identificazione del benessere con la crescita economica, che finora ha solo prodotto diseguaglianze sociali, insieme ad altre ingiustizie su diritti e libertà.
Finchè il denaro è visto e usato come strumento per facilitare scambi e transazioni libere ed eque, è uno strumento straordinario, potente, come l’energia che permette di avere caldo o freddo, movimento, macchine…
Il denaro è linfa vitale della economia, del mercato, delle società.
E finchè circola liberamente in maniera diffusa produce progresso; ma quando è nelle mani di pochi o non circola per volontà di alcuni produce regresso, stagnazione e crisi. Come adesso.
E qui vedo i collegamento con i Gas. Partecipare ad un Gas può anche farci risparmiare, soddisfare qualche ego, alleggerire le nostre coscienze macchiate dall'essere tra quei fortunati che stanno bene (sulle spalle degli altri)* , permetterci di aiutare qualche produttore, di sentirci utili, solidali, prendendo la spesa per i soci. Ma finchè non capiremo che il denaro non è tabù, è importante, e che dobbiamo dirottarlo verso una Economia Solidale in maniera più massiccia, collettiva, estesa, nulla cambierà. Io credo che il cambiamento culturale di cui noi siamo portatori deve essere seguito da cambiamenti sociali ed economici, di mercato. E questo faciliterà la strada ad un cambiamento di politica, dal basso.

*Sempre Petrini: "Quello che ancora non è chiaro è la portata della nostra complicità, della nostra responsabilità come consumatori singoli in questo mondo così detto sviluppato. In che misura noi siamo complici, di un consumo senza freni."

lunedì 27 aprile 2009

Cittadini del mondo (patria e matria)

La società è in una fase di rapido cambiamento...
...i vecchi schemi non funzionano più. La vita si sviluppa perchè è intelligente, si modifica e adatta alle nuove condizioni ambientali, questo è un modello vincente. Rimanere attaccati ai vecchi schemi in un mondo che cambia ogni istante provocherebbe l'estinzione, la morte.
Gli emigranti per forza sono le cellule di una nuova nuova umanità. Per necessità hanno dovuto abbandonare il posto in cui sono nati e spesso devono continuare a muoversi. Una volta si sarebbero chiamato apolidi, senza patria. Ma adesso le patrie non esistono più. I confini sono fittizi; le idee, i beni, le usanze, le notizie circolano senza più limiti ovunque. Chi crede di poter rimanere incontaminato da tutto ciò si illude inutilmente, ma ha ragione nel voler salvaguardare le proprie tradizioni, per trasmetterle ai figli, alle generazioni future. E questo è possibile se si comprende che il rispetto è necessario per chi è straniero come lo è per chi straniero non lo è.
Perchè come gli immigrati sono i primi cittadini del mondo e portano con sé parte della cultura che li ha visti nascere, così assimilano qualcosa del paese in cui vanno a vivere; e chi li ospita pur ricevendo qualcosa di nuovo ha, a sua volta, da offrire qualcosa di antico. Per chi è ospite quell'antico è nuovo.
Perciò c'è qualcosa di diverso che ci può unire definitivamente: l'esser tutti figli della Terra, Madre e nutrice di vita di tutti noi. La Terra ci appartiene e noi apparteniamo ad essa. Questa verità incontestabile unisce tutti noi, ovunque siamo, nel difenderla, proteggerla ed amarla. Nel far si che la Vita che ha contribuito a creare si sviluppi ancora e non regrediamo distruggendo l'ambiente, la biodiversità, noi stessi.
Quindi chi vive nel luogo in cui è nato condivide con chi in quella terra viene da straniero un valore comune, qualcosa di infinitamente più nobile e superiore: difendere il posto in cui vive, ovunque esso sia e ovunque egli andrà. Ognuno faccia ciò in qualunque patria viva e vada. E tutti vinceranno, anche chi non comprende tutto ciò e vive come se fosse separato dal resto, diffondendo morte, distruzione, sfruttamento verso i suoi simili. E' necessario fermarli, impedire che continuino a far del male agli altri, a noi, a loro stessi.
Ormai i vecchi schemi sono cambiati, fondendosi tra loro e creando una nuova appartenenza: i Cittadini del Mondo. Nel mare o in montagna, tra i boschi o nelle campagne, tra i ghiacci o nel deserto... non siamo mai soli, nostra Madre Terra è sempre con noi, diversamente moriremmo.
Ovunque siate, fratelli e sorelle, noi siamo i figli della Terra. Non siamo mai soli, non siamo più senza patria. La nostra patria adesso è la Terra! Nostra Madre, la nostra Matria...

venerdì 13 marzo 2009

Riflessioni sui problemi

Riflessioni su problemi, soluzioni e colpe

Detto giapponese: “Guarda il problema, non la colpa.”

Alla base di quasi tutti i problemi che ci troviamo ad affrontare durante la nostra vita, ha assoluta importanza, mentre viene del tutto sottovalutato, l’atteggiamento che adottiamo.
Infatti ogni volta che ci troviamo di fronte ad un fenomeno che ci procura dolore o sofferenza di qualsiasi tipo, o che va contro la morale comune o che viola le regole della società possiamo reagire in diversi modi. Alcuni aiutano nel risolvere il problema, altri nel complicarlo.

Ad esempio quando viene commesso un reato le forse dell’ordine cercano di individuarne il colpevole, per punirlo con la reclusione in carcere dopo un processo che dovrebbe accertare le sue responsabilità. Ma questo modo di agire quanto è efficace nel realizzare giustizia ed una società dove vivere serenamente?

In Giappone hanno un detto: “Guarda il problema, non la colpa.” Ma l’unica nostra preoccupazione è di cercare il colpevole, affinchè venga messo in condizioni di non nuocere per un tempo limitato, proporzionato alla gravità del crimine commesso. Va bene, abbiamo trovato il colpevole, l'abbiamo giustamente reso inoffensivo parcheggiandolo in un istituto (anche se in Italia accade raramente e non per tutti)… ma abbiamo risolto il problema? Come possiamo risolverlo se non l’abbiamo neanche visto??? E come possiamo vederlo se neanche lo cerchiamo!!!???

Se all’individuo in questione durante la sua permanenza in carcere non viene offerto il modo di comprendere quanto il suo comportamento sia antisociale, o se, pur essendone consapevole, non si tenta di trasformarlo in un cittadino onesto, a cosa serve il periodo di reclusione? Semplicemente ad impedirgli di nuocere per un pò, senza alcuna garanzia che il giorno in cui verrà rimesso in libertà non tornerà a delinquere. Altresì oltre ad intervenire sul criminale bisogna anche interrogarsi sui perché del suo comportamento e di cosa porti le persone a comportarsi in maniera socialmente pericolosa. Questo perché se non individuiamo le cause di ciò, pur avendo reso inoffensivo e punito il colpevole, nulla vieta ad altri individui di agire allo stesso modo, visto che esistono sempre delle cause che originano effetti.

Per cui, anche quando troviamo il colpevole e lo puniamo in questo modo… che abbiamo ottenuto?
Certo, il criminale è stato processato e condannato… ma qualcuno ha subito dei danni, delle violenze, sofferenza… e l’aver recluso l’uno ha sanato l’altro?Quante donne e altre vittime di reati vivono nel terrore perchè chi gli ha fatto del male è ancora in giro?

Se una delle cause è una società che non educa al rispetto della Vita e delle persone, o viviamo in un sistema sociale iniquo, che distribuisce troppo a pochi e a chi ha già tanto e lascia le briciole ad altri, non sarà logico aspettarsi continuamente crimini di ogni tipo?
Se un’altra causa è un sistema scolastico che emargina, che non insegna… l’aver condannato e privato della libertà qualcuno impedisce ad altri di cadere vittime dello stesso comportamento? Se non ci viene insegnato, e ancor più vissuto nei fatti, che ciò che facciamo alla Terra è come se lo facessimo a noi, come aspettarsi rispetto dell'ambiente?

In definitiva, se la questione è culturale, di una società che pensa e agisce superficialmente, irrazionalmente, emotivamente, non è meglio perciò provare a cambiare il paradigma culturale oltre che a reprimere inutilmente?

Infatti queste osservazioni si possono applicare in ogni altro settore della società: la scuola, il mercato; la medicina per esempio. Non avete mai pensato che, così come in natura ogni fenomeno ha una sua spiegazione e dei motivi, che la scienza indaga, anche nel nostro corpo ciò che accade è naturale, ha una spiegazione, un suo motivo di esistere?

Prendiamo un raffreddore… il naso che ci cola, il muco… perché produce muco? Perché si alza la temperatura e ti viene la febbre? Ci sarà un motivo… dopotutto il nostro corpo è infinitamente più intelligente di noi; ci fa respirare senza che ciò dipenda dalla nostra volontà, il sangue circola da solo, migliaia di funzioni vitali avvengono senza che noi ne siamo consapevoli, quindi anche fenomeni straordinari, misteriosi come la febbre o un mal di testa avranno un motivo di accadere.

Forse sono un messaggio, un segnale, un campanello di allarme o addirittura una reazione di difesa per proteggere la nostra salute. Chi non si è mai graffiato, ferito? E il nostro corpo come ha reagito? Ha subito provveduto a riparare il danno. Ma cosa ci offre la medicina moderna? Quasi sempre metodi per eliminare i sintomi, come se, suonando un allarme in una banca, la polizia appena arrivata spegne la sirena e va via perché non suona più. E’ un modo intelligente di agire? Perché investire miliardi e miliardi in denaro da più di mezzo secolo nel tentare ostinatamente di contrastare malattie gravi quando basterebbe molto meno per evitare che si arrivi a soffrirne?

Certo, gli interessi dominano la ricerca e le malattie sono un business. Cosa farebbero tutti quei ricercatori, quelle case farmaceutiche se veramente si scoprissero cure efficaci per le malattie? Ma non hanno tutte le responsabilità, anche noi con la nostra superficialità contribuiamo nel diventare complici di un sistema che esiste principalmente per alimentarsi e perpetuarsi, anziché per svolgere il suo compito.

E quante cose funzionano così? Alcune ONG, le istituzioni, i partiti, le religioni, le strutture finanziarie... ma quanto può durare qualcosa di così tanto innaturale? Dopotutto questo sistema esiste solo da pochi secoli, e nella storia della terra e dell'umanità è un battito di ciglia...

mercoledì 28 gennaio 2009

Insieme possiamo tutto

E l'invito, sostegno a continuare in ciò che facciamo avendo fiducia e a rifiutare la paura che ci viene versata addosso, in ogni contesto.
Come suggerisce la "Guida galattica per autostoppisti": Don't panic!!!
Umore: ispirato :)


Questa crisi è la fine di un'era di travolgente e incontrollata crescita materiale a cui non ha corrisposto un eguale sviluppo sociale: abbiamo tecnologie da Star Trek ma siamo ingabbiati in una sorta di medioevo culturale.


Il progresso scientifico e cognitivo dell'umanità è infatti ormai arrivato a fornire una chiara comprensione di come le cose funzionano e la tecnologia che ne deriva permette di poter realizzare qualunque nostra idea. I risultati della ricerca sui meccanismi di funzionamento della psiche e della fisica confermano quanto tramandato da millenni dai ricercatori spirituali, portano alle stesse conclusioni:
siamo fatti di energia, di vibrazioni che danno illusione di realtà, in cui la mente ed il pensiero hanno il potere di incidere.
Le cause reali dei problemi che affliggono l'umanità adesso non sono più di ordine materiale o dipendenti dal caso o dalla Natura, ma politiche, morali, umane.

La domanda da farsi non è più: - Come possiamo risolvere i grandi problemi dell'umanità? - Ma: - Perché ancora non lo stiamo facendo?

Una risposta è che non ci amiamo abbastanza, che non abbiamo ancora compreso di non essere individui isolati, ma vite che dipendono da altre vite, e soprattutto che la Terra non è un oggetto inanimato, come sanno bene i nativi d'America rinchiusi nelle riserve e tutte le popolazioni tribali che vogliamo ardentemente "educare alla democrazia".
La Terra è
un'entità vivente e noi siamo una delle sue infinite anime, una delle sue manifestazioni più evolute e per questo più potenti e instabili.

I principi che regolano adesso la società: gerarchia di potere, competizione, uso della forza; il considerarsi individui separati dal resto e trattare esseri viventi, natura e ambiente alla stregua di oggetti sono frutto di una visione dominatrice, autoritaria, androcentrica, che ci sta portando verso la distruzione della vita, alla morte del pianeta.

La ricerca della stabilità e della pace come specie garantirà l'evoluzione dell'umanità e del pianeta nell'Universo. E la pace della famiglia umana dipende dalla pace interiore di ognuno di noi. Ecco perché la priorità in questo momento storico diventa lo sviluppo delle potenzialità umane e la crescita interiore di ogni individuo, secondo principi di amore, libertà, rispetto, cooperazione, solidarietà; queste basi garantiranno la Vita.
- Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo - ... ma non basta...

Il cambiamento deve essere condiviso e diffuso, portare all'unione.
Da soli possiamo poco, insieme possiamo tutto.